Viaggio a Trieste – giorno #1 e #2

Trieste è così, come appare: vecchia, ruvida, polverosa, aspra e, come diceva Saba, di una bellezza scontrosa. Una città di frontiera in bilico su mille mondi e che sembra non appartenere a nessuno di questi.

Ferita, maltrattata e orgogliosamente risorta da se stessa.

Italiana e fiera di esserlo ma di certo non per opportunismo.  

Arriviamo in città a mezzogiorno in una giornata piena di sole e a piedi raggiungiamo il nostro albergo cominciando a respirarla e assaggiarla con gli occhi. L’hotel Victoria è un bel palazzo rimesso a nuovo e non è un edificio qualsiasi, infatti è proprio qui che Joyce abitò nei suoi inquieti anni triestini.                  

Proprio per questo motivo l’hotel vanta di essere “hotel letterario” e di avere una fornita biblioteca a disposizione degli ospiti.  Purtroppo però la biblioteca non c’è più… smantellata, a causa del non utilizzo, per far posto alla sala meeting. Piccola grande delusione, che ha scalfito un po’ la soddisfazione per il servizio davvero cortese e impeccabile e lo stupore di fronte al bellissimo arredo neoclassico della camera con tanto di camino e libreria!    

Di sera a festeggiare con cena di pesce al Granzo, locale tra i più antichi e caratteristici della città, ex ritrovo di pescatori convertito a ristorante, oggi purtroppo chiuso e riconvertito ad anonimo ristorante di cucina orientale… 

Domenica mattina ci si sveglia in una città eccitata per l’arrivo del Giro d’Italia: transenne, cartelli, camion, vigili, giornalisti, furgoni, fotografi, tifosi… tutti a far la loro parte.   Noi facciamo la nostra, di turisti, e prima di buttarci nella mischia passiamo la mattina a visitare la chiesa di San Giusto e i suoi dintorni, con gli scavi romani e il castello.          

A pranzo si va da Pepi a provare il bollito triestino, o “porzina” cotto nella “caldaia” accompagnato da senape, crauti e rafano grattuggiato al momento.        

Una vera delizia, forse un po’ invernale, ma a quel che abbiamo visto i triestini (ma non solo!) lo apprezzano tutto l’anno e a tutte le ore!    

Dopo pranzo ci buttiamo nella festa del Giro.

Dappertutto è uno sventolare di bandiere, perlopiù, ovviamente, colombiane… per provare a pareggiare, però, nella maestosa piazza Unità, sventolavano un enorme tricolore e una altrettanto grande bandiera di Trieste.    

L’arrivo del Giro è sempre una festa colorata, chiassosa e divertente.
E’ stato bello vedere tutte le fasi di preparazione, di montaggio e di smontaggio.
Da mattina a sera è tutto un brulicare di tecnici e addetti ai lavori perché tutto funzioni al meglio e siccome il Giro è fatto anche di affetto e partecipazione popolare, in ogni città che tocca ci sono sempre gruppi di volontari pronti a dare una mano per la buona riuscita della tappa.
Il caso – un po’ aiutato – ha voluto che il nostro hotel fosse proprio sul percorso …

Con ben otto passaggi a disposizione sono riuscita a scattare un bel po’ di foto…
A sera, dopo una giornata intensa, ci siamo potuti rilassare godendo di questo bellissimo tramonto sul mare.

Ma ora adesso vi rimando alla seconda parte del post dove vi racconto del nostro terzo giorno a Trieste e della visita al castello di Miramare.

 

 
 
 
 

Un pensiero su “Viaggio a Trieste – giorno #1 e #2

  1. “Una città di frontiera in bilico su mille mondi e che sembra non appartenere a nessuno di questi.”Descrizione perfetta di come l’abbiamo vissuta anche noi.In nessuna altro posto come a Trieste ho avvertito il peso, la responsabilità e l’orgoglio di essere italiano. E se lo dico io… Brava “la Vale”

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