9 Ottobre 1963

 
Quella del Vajont, purtroppo, è una storia tutta italiana nel senso più brutto e oscuro.
Avidità, favori ad amici di amici, corruzione, trascuratezza  e anche tanta incompetenza.
Non ci pare possibile che qualcuno, sapendo, abbia continuato a costruire la diga là dove non si sarebbe mai dovuta fare e a mettere in un pericolo così grande, fatale, interi paesi.
Piuttosto che a far bene il proprio lavoro qualcuno si è preoccupato di spendere tempo e soldi per processare Tina Merlin per aver diffuso notizie false e tendenziose… Tina è stata l’unica ad avere il coraggio invece, quello che a molti è mancato o è stato fatto mancare.
Sono passati cinquant’anni, proprio oggi,
Bè, la storia della diga del Vajont ci avrà ben insegnato qualcosa.
A sentirli parlare oggi, tutti quanti, certo che l’abbiamo imparata la lezione!
Ad averla imparata, avremmo fatto case solo dove e come potevano essere costruite, ci saremmo presi cura dei nostri boschi e dei nostri fiumi, saremmo stati attenti ai segnali che le nostre montagne ci mandavano.
Invece, dal 9 ottobre del 1963 una serie troppo lunga di eventi più o meno prevedibili come
la Val di Stava nel 1985, la val Pola nell’87, alluvioni, su alluvioni, i vari terremoti  che hanno evidenziato mancanza di accuratezza nelle costruzioni, da ultimi quelli dell’Aquila e in Emilia, ci mostrano come non abbiamo imparato niente, niente.
Preferiamo piangere i morti, con le fasce tricolori ben in vista che chiedere, pretendere che chi di dovere faccia bene il proprio lavoro, con competenza.
Quando si parla di amore per l’ambiente, di salvaguardia, li vedi i sorrisi, ti prendono per originale. 
E’ una cosa per alternativi, gente che non ha niente da fare e allora come hobby…
E invece no, i fatti lo dimostrano, i morti del Vajont lo dimostrano.
La tutela dell’ambiente non è importante, è fondamentale.
Paesi con un territorio meno fragile del nostro se ne prendono più cura e non si tratta solo di chiedere fondi ma di usare al meglio le risorse e le competenze che già ci sono.

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