Storia di un uomo e della sua famiglia… a impatto zero

colinbeavan-1Un anno a impatto zero
Colin Beavan
Cairo Editore
2010

Colin Beavan, statunitense di New York, scrittore di libri di storia, a un certo punto della sua vita e della sua carriera sente di dover fare di più e perciò si prende un anno, che di sabbatico ha ben poco, per provare, prima di tutto a se stesso, che vivere a impatto zero si può, anche in una metropoli, o comunque che ci si può provare, cambiando abitudini, migliorandole.
All’inizio il libro mi ha lasciato davvero spiazzata e non sono stati pochi i momenti in cui ho pensato “ma questo non ce la fa!” eppure, più leggevo e più capivo: Colin non é affatto scemo e nemmeno matto, anzi ha le balle per fare cose (giuste) che in  moltissimi nemmeno si sognerebbero.
E da buon americano, questo bisogna dirlo, siccome ha deciso di fare una cosa la vuole fare per bene e siccome il suo progetto si chiama “No impact man” quel “no” diventa il punto di partenza ma anche la meta del percorso che lui tiene sempre sott’occhio per non rischiare di dire, nei momenti peggiori, “vabbé, dai, ci ho messo del mio, fa niente se non ce l’ho fatta” e quindi di desistere dall’impresa con un facile alibi.
In tutto ciò, ovviamente, ad andarci di mezzo, é tutta la famiglia di Colin: sua moglie Michelle, fashion victim e consumista convinta, dapprima molto restia a vivere senza le ovvie comodità di tutti i giorni e poi sostenitrice sempre più motivata dell’Uomo a impatto zero, nonchè la figlia Isabella di quasi tre anni e il loro cane.
Progressivamente Colin riesce a eliminare dalle sue giornate: l’ascensore, l’aria condizionata, il cibo da asporto, la televisione, i pannolini usa e getta … e ad introdurre abitudini non solo più ecocompatibili ma anche più sane e addirittura più divertenti: esce in bicicletta, fa la spesa al mercato, cucina per se stesso, la famiglia e gli amici, differenzia la (ormai pochissima) spazzatura prodotta etc. etc.
E’ interessante vedere come, mano a mano che il progetto va avanti e si fa più serio e complesso, Colin capisca che non può farcela tutto da solo ma che deve rivolgersi a persone che, come lui ma prima di lui, hanno fatto le stesse scelte, per comprendere davvero quali siano le azioni più giuste da fare.
In questo modo al lettore viene offerta una carrellata di personaggi interessanti, con storie da raccontare che danno una visione più ampia e meno campata per aria di che cosa voglia dire vivere in maniera più “ragionata”, meno frettolosa, meno irriguardosa.
Una parte che mi ha colpito molto del racconto di Colin é quando, durante un weekend di visita ai suoi genitori, riflette sul modo di vivere dei suoi nonni e si rende conto che certe abitudini corrette erano quasi ovvie solo due generazioni prima della sua.
Abitudini perse via via, per correre dietro a un progresso sempre più sragionato e di conseguenza difficili da recuperare a meno che non si abbia una coscienza e una sensibilità ecologica di fondo.
Sarebbe davvero il caso di prendersi più di un momento per pensare a  cosa si è perso e cosa si è invece guadagnato in soli cinquant’anni ovvero sarebbe tempo di fare un po’ d’ordine per tenere le conquiste che hanno migliorato il Mondo,  recuperare le buone pratiche abbandonate e buttare via le cose che, inutili e nocive, inquinano non solo l’ambiente ma anche le nostre vite.
Per fortuna, Colin riesce nel suo intento di attirare, tramite il “No impact man” la curiosità dei media, alcuni sono morbosi nei confronti del progetto e del suo ideatore, altri lo osservano con un sorriso tra il compatito e il divertito ma la verità é che, a un certo punto, tutti ne parlano; e di buono c’é che, a distanza di anni il progetto non si é fermato: Colin continua a vivere nel modo più eco possibile e il suo blog continua ad arricchirsi di temi e interventi.

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